Sunday, May 31, 2020

RIFLESSIONI SULL'ANGELO FERITO DI HUGO SIMBERG


Il dolore serve per creare”.
(Antonio Mercurio)

L'angelo ferito è un quadro realizzato dal pittore finlandese di origine svedese Hugo Simberg nel 1903 ed esposto all'Ateneum di Helsinki. È un dipinto che condensa in modo magistrale il rapporto dell’uomo occidentale con la fanciullezza e col divino. Il pittore lo donò all’umanità all’inizio del novecento, e questo significa qualcosa perché l’arte, tra le altre cose, esprime lo spirito del tempo. E il fatto che sia stato pensato e creato da un nordico estremo, pure questo non è causale. Da allora è passato oltre un secolo. Nel frattempo si sono combattute due spaventose guerre mondiali e attraversato un mare di dolore, sembra inutilmente. Da quando Simberg ad inizio del novecento descrisse a modo suo il malessere giovanile, e non solo il loro, perché se sono sofferenti i giovani lo è tutto il resto, non è che il mondo sia migliorato più di tanto, anzi. I giovani, indizio principale del benessere o malessere di una società, se possibile, secondo me sono ancora più smarriti e sofferenti oggi, perché il mondo rispetto ad allora è in caduta libera moralmente. Ma questo è un altro discorso.
L’angelo ferito allude alla vita, quella vera, che è ferita, e oggi più che mai. Tuttavia per chi lo decide e opera in tal senso, può sempre guarire e risuscitare il proprio angelo custode e riposizionarsi su di esso, specialmente in questa nostra smarrita epoca che sta collassando dappertutto, occasione preziosa per darsi una vita diversa, aldilà della difficoltà contingenti.

L’inizio del novecento fu per la scienza un periodo straordinario. Il mondo odierno poggia perlopiù sulle scoperte fatte allora, allorché il mondo statico e meccanicistico newtoniano fu sostituito dalla fisica quantistica e dalla relatività, ovverosia da una visione del mondo dinamica e relazionale. Ci fu in quel periodo una fiducia quasi illimitata nella ragione umana, sicuri che essa potesse risolvere ogni interrogativo e finanche delle questioni esistenziali. Nel frattempo tante cose sono cambiate e la scienza, la mente, non è idolatrata come allora. L’esaltazione della mente è pericolosa quanto il dogmatismo religioso. In qualche modo all’inizio del novecento ci fu per la scienza lo stesso entusiasmo che si ebbe per l’Illuminismo, dove si credette che attraverso la divulgazione del sapere l’uomo potesse migliorarsi ed evolvere. Fu secondo me un abbaglio allora e lo è tuttora, perché il pensiero e la ragione, da soli, hanno dei limiti invalicabili.
E comunque la vera ignoranza e innanzitutto pericolosità degli esseri umani, per la propria e altrui vita, non è solo la mancanza d’istruzione intellettuale, come abitualmente si suppone, ma prima di tutto è la scarsa conoscenza di se stessi.
Questa premessa è utile per comprendere il clima culturale in cui nacque l’opera di Simberg. Invero le scoperte scientifiche sopra indicate avvennero poco dopo la nascita del quadro, ma lo spirito del tempo era e tuttora è quello: supremazia della mente sul cuore e sullo spirito. L’arte di Simberg oscillò tra il soprannaturale e il macabro, due estremi che alludono alla speranza, l’angelo ferito, e alla disperazione e la morte, che per lui giunse presto, a soli quarantaquattro anni.

Per comprendere al meglio un’opera d’arte può essere utile conoscere la biografia dell’autore. Simberg ebbe otto fratelli e nove fratellastri avuti dal padre, un militare, dalla prima moglie, morta precocemente. Possiamo immaginare come sia stata la sua infanzia, la sua vita in generale. Simberg, come abitualmente succede agli artisti, si rifugiò nell’arte per trovare un sollievo alla sua angoscia esistenziale. E ci riuscì benissimo, trasformando il suo dolore in bellezza immortale, donandoci un’opera d’arte assai intensa e con un respiro universale che tocca la parte più intima e preziosa di ognuno di noi.

Passiamo alla lettura del quadro, tenendo presente che il linguaggio simbolico e plurisignificante e che ha diverse sfaccettature e sfumature e chiavi di lettura. Il quadro è piuttosto semplice, ed emoziona profondamente. Nel dipinto ci sono due ragazzi che su una improvvisata barella fatta di due bastoni trasportano una ragazza con le ali ferita, vestita di un bianco candido che contrasta con il circostante paesaggio brullo e desolato, dove la vita si può scorgere nei bucaneve sul terreno e in un ruscello che sfocia in un lago o mare. L’angelo stringe nella mano destra dei bucaneve, probabilmente raccolti in quel posto, dove abbondano.
Sulla riva destra del lago c’è un alberello rinsecchito. L’angelo è ferito, ma la sua posa fa pensare che più che una ferità fisica, sia una profonda ferita interiore. La figura dell’angelo è ambigua, perché non c’è certezza che sia maschio o femmina, che comunque è ininfluente perché le entità immateriali innate essendo, appunto, spirituali, non hanno né sesso né età. I due ragazzi che lo trasportano sono visibilmente provati. Il primo è vestito di nero, col cappello e ha il capo chino, raccolto nel suo dolore. Il secondo fissa lo spettatore, tirandolo dentro il quadro, come se volesse comunicargli ciò che prova. Il portantino col cappello verosimilmente rappresenta la parte rassegnata, chiusa nel dolore e nell’angoscia. Il portantino che sta dietro è più vitale, seppure arrabbiato, e sembra voglia lottare per guarire l’angelo, e di conseguenza se stesso.
  
L’angelo simbolizza il SÈ Personale e i due portantini sono modi diversi di porsi dinanzi alle ferite dello spirito: con dolore e rassegnazione o con entrambi, come spesso accade. Nell’insieme il quadro suscita angoscia, perché sia i personaggi che il paesaggio danno una sensazione di dolore e aridità, finanche di morte. Ma non tanto di morte fisica, ma di una vita spenta, senza entusiasmo e senza una meta, di una vita desolata e abbandonata a se stessa che vaga nel nulla, in un mondo arido e privo di vita. Tuttavia nel dipinto c’è un messaggio bellissimo: il mazzetto di bucaneve che l’angelo, seppure stremato, stringe nella mano destra. Il bucaneve è bianco, simbolo di purezza e speranza, di morte e rinascita. Fiorisce in inverno, su terreni freddi e aridi quando la vita sembra compromessa. Ma non è così né per la natura né per l’uomo. Non lo è specialmente per l’uomo, perché è dalle difficoltà e dal dolore insiti nella condizione umana che può nascere la vita, quella vera.

La figura dell’angelo, del SÈ, è la chiave per la comprensione del quadro, entità spirituale presente in ogni persona fin dalle origini della vita e per tutto l’arco vitale. È sempre arduo e pure un po’ rischioso definire le entità spirituali, ma ci provo lo stesso. Il SÉ è il Puer, il fanciullo divino, essenza immateriale presente in ognuno di noi. È la parte luminosa, innocente, pura, sana, vera. È l’identità primigenia, è la saggezza più profonda, è la fonte dell’amore spirituale, è la parte progettuale e creativa. È la Vita. Il SÉ Personale è il nostro Sole interno, il nostro protettore invisibile, la nostra stella polare, l’angelo custode che veglia, ci sostiene e c’indica la strada nel cammino della vita, in specie nei passaggi impervi e dolorosi, sempreché ci rendiamo disponibili al suo ascolto e sostegno. Così come l’angelo del quadro è solo ferito, lo stesso avviene per il nostro angelo custode, ossia il SÉ, che può essere negato e bistrattato, ma non può essere distrutto perché per natura è indistruttibile. Perciò noi, come l’angelo ferito, quando siamo scaraventati e sballottati nel dolore dagli eventi della vita, possiamo sempre decidere di rivitalizzarlo e porlo al centro della nostra vita e attingere al suo immenso e incondizionato amore e infinita saggezza.

Ma cos’è che ferisce e oscura il SÈ, il nostro Sole interno, e rende la nostra vita sterile come i due funerei portantini e il paesaggio del quadro? A quando detto sopra – alla mente assolutizzata e ad una vita priva di senso –, c’è da aggiungere la distanza dell’uomo odierno da se stesso e dalla propria interiorità. Un uomo distratto, sedotto e travolto da cose futili e inutili e dall’effimero imperante quasi dovunque, dove non c’è spazio per le cose essenziali della vita. Ma ciò che oscura di più il SÈ è l’odio, sia esso conscio che inconscio.

Il dramma principale dell’Occidente è che la spiritualità tradizionale o è malata oppure è negata. Il mondo occidentale sta spostando sempre di più il proprio asse dal mondo religioso del passato ad un mondo laico che con supponenza si ritiene superiore al primo, rigettando anche ciò che il mondo dei nostri padri contiene di positivo. Oggi l’umanità, in specie l’Occidente, sta passando sempre di più da un’identità e massificazione religiosa ad un’identità e massificazione laica, ma sempre di massificazione si tratta. Il laicismo e l’ateismo odierni del mondo occidentale, seppure diversamente, hanno rigettato la religione, ma non hanno e secondo me non possono colmare il vuoto lasciato dalla sua messa in discussione, che può essere colmato dall’assumersi la responsabilità della propria vita e spiritualità e svilupparle, perché non c’è bisogno d’intercessori per vivere la spiritualità.  

L’angelo, i due barellieri e il paesaggio sono un tutt’uno. L’angelo rappresenta la parte spirituale dei due ragazzi, il SÉ, ferito e sofferente. Allora non è solo l’angelo che è ferito, sono feriti i due ragazzi, è ferita l’infanzia da loro rappresentata, è ferita la vita, è ferito e inaridito il mondo nel suo complesso, rappresentato dal paesaggio lunare. Ecco perché il quadro ci tocca e ci emoziona profondamente, perché parla di noi e del mondo asettico e smarrito in cui viviamo. L’angelo bendato e curvo rappresenta l’orrore dello spirito nel vedere l’indifferenza e le ingiustizie, la violenza e le bruttezze del mondo, unitamente alla cecità dell’uomo quando ferisce e disconosce il proprio SÉ. I due ragazzi barellieri sono trasandati, smarriti e feriti, perché è il loro angelo interno che è ferito ed esteriorizzato all’esterno. In pratica è la loro vita che è sconvolta e sofferente. Il quadro esprime il dolore e la rabbia del fanciullo interiore dell’autore ed esprime la rabbia e il dolore di tutti i fanciulli doloranti presenti negli uomini, feriti più o meno inconsapevolmente dai loro genitori prima e poi dalla società (oltre i dolori che ci procuriamo da soli). È questo il motivo principale per il quale conoscere se stessi è un dovere morale, perché le parti oscure e incompiutezze che fanno parte della condizione umana, si riversano sulle persone che amiamo e sulla società in generale creando disagi e incomprensioni senza fine, in specie sulle persone più indifese e fragili. La vita è nostra, ma non è solo nostra. 


Purtroppo in un mondo competitivo ed egoista qual è il mondo attuale, è difficile far comprendere all’uomo che siamo tutti e tutto uno e che nessuno può salvarsi da solo. È difficile fargli intendere che certi dolori esistenziali sono intollerabili e che possono essere superati solo se condivisi con qualcuno. Specialmente le ferite e i dolori dello spirito, i più profondi e dolorosi. E non serve a nulla seppellirli, anzi, perché nel tempo possono diventare implosivi o esplosivi. Ci sono dolori talmente profondi e lancinanti che sono inesprimibili a parole e un’opera d’arte più riuscire a comunicarli laddove diversamente sarebbe difficile se non impossibile. È questo secondo me il messaggio principale e la struggente bellezza del quadro di Simberg. Dolori che tuttavia possono essere sanati dall’angelo, dal SÉ, sempreché ci rendiamo disponibili al suo amore appassionato, incondizionato e inestinguibile e al suo enorme potere di guarigione.

(Gabriele Palombo)

Friday, May 29, 2020

LA MEDITAZIONE E LA PREGHIERA

RELIGIONE E SPIRITUALITÀ

MENTE CUORE E ANIMA DELL'UOMO (NOBEL)

QUOZIENTE INTELLETTIVO E QUOZIENTE UMANO

IL PICCOLO PRINCIPE

L'AMORE PER SE STESSI


L'UOMO DINANZI AL BENE E DINANZI AL MALE

L'AMORE MATURO E CIRCOLARE

L'AMORE CIRCOLARE E UNIVERSALE

L'UOMO ALCHIMISTA E ARTISTA DELLA VITA

L'UOMO ARTISTA DELLA PROPRIA VITA

LA MAGIA DELL'AMORE

TRASFORMARSI COSTANTEMENTE E MAGIA DELLA VITA

MALE PERDONO E LIBERO ARBITRIO

LA GLORIA

IL TALLONE D'ACHILLE DELL'UOMO

SONNO DELLA RAGIONE E SONNO DELLO SPIRITO (B)

ORGOGLIO E UMILTÀ

MALE COLPA E RIPARAZIONE

PAURE DIPENDENZE E LIBERTÀ

AMORE E INTEGRITÀ

L'ARTE DI AMARE E L'ARTE DI VIVERE

L'AMORE SPIRITUALE PERSONALE E DI COPPIA

OPPOSIZIONE E SAGGEZZA

BELLEZZA EFFIMERA E BELLEZZA SPIRITUALE

LA FUSIONE ALCHEMICA